L’universo narrativo di Chao Planoy: anatomia dello Yuriverse e ascesa del Girls’ Love thailandese

di Francesco Inglima

Negli ultimi anni il panorama audiovisivo del Sud-Est asiatico ha subito una trasformazione tanto rapida quanto strutturale: il genere Girls’ Love (GL), per lungo tempo marginale e frammentato, si è imposto come uno dei segmenti più dinamici e redditizi dell’industria thailandese. Al centro di questo processo si colloca una figura tanto influente quanto sfuggente: Phetpailin Rattananam, conosciuta con lo pseudonimo di Chao Planoy.

Attorno alle sue opere si è progressivamente consolidato quello che fan e osservatori definiscono “Yuriverse” — o, in forma più popolare, “GAP Cinematic Universe” — un sistema narrativo condiviso basato su interconnessioni ricorrenti, personaggi trasversali e continuità tematiche che attraversano romanzi e adattamenti televisivi. Non si tratta semplicemente di una serialità espansa, ma di una vera e propria architettura transmediale, in cui ogni opera contribuisce a rafforzare un immaginario coerente e riconoscibile.

Il punto di svolta è rappresentato da GAP: The Pink Theory, primo successo mainstream del GL thailandese, capace di dimostrare in modo inequivocabile la sostenibilità commerciale del genere. Da lì, l’espansione verso titoli come Blank, Affair, Pluto e Us ha progressivamente trasformato un insieme di adattamenti in un ecosistema narrativo integrato.

Indice

La parabola di Chao Planoy si inserisce perfettamente nel contesto dell’editoria digitale thailandese degli ultimi quindici anni. Come molti autori della sua generazione, ha costruito il proprio pubblico attraverso piattaforme di web-novel, prima di approdare a un sistema industriale che oggi utilizza proprio queste piattaforme come serbatoio primario per le produzioni televisive.

Le sue origini, del resto, conservano ancora qualcosa di quasi artigianale. In una vecchia intervista per il portale Dek-D, l’autrice avrebbe raccontato di chiamarsi, come soprannome personale, “Lukpla”, cioè “piccolo pesce” o “pesciolino”. Prima di adottare la forma oggi riconoscibile di Chao Planoy, avrebbe usato lo pseudonimo più lungo e pittoresco di “Planoy Roy Chang”, poi progressivamente accorciato. Anche l’esordio sarebbe stato tutt’altro che solenne: avrebbe iniziato a pubblicare quasi per gioco, dopo aver visto un link su un sito di fan, e la sua prima storia avrebbe ricevuto appena tre commenti, per di più in parte occupati da altri utenti che le chiedevano di andare a leggere le loro opere. È un dettaglio minimo, ma significativo: restituisce la distanza enorme tra la dimensione amatoriale e dispersiva delle piattaforme web e l’attuale status di autrice da cui discendono best-seller, adattamenti televisivi e un intero immaginario transmediale.

Nonostante questo impatto, il suo profilo pubblico resta sorprendentemente defilato. Le apparizioni sono rare, le interviste limitate, e anche nei contesti promozionali legati agli adattamenti televisivi la sua presenza è spesso marginale o del tutto assente. Questa distanza contribuisce a rafforzare un paradosso: una delle autrici più influenti del panorama GL contemporaneo è anche una delle meno esposte mediaticamente.

Dal punto di vista stilistico, la sua scrittura si colloca in una zona ibrida tra melodramma e narrativa pulp. Il paragone con la telenovela latinoamericana non è fuori luogo: costruzione fortemente emotiva, uso sistematico del conflitto, ricorso a tropi estremi e una gestione della tensione che privilegia l’intensità rispetto alla plausibilità.

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Ciò che distingue realmente lo Yuriverse da altre forme di serialità è la sua coerenza interna. Le opere di Chao Planoy condividono una serie di elementi strutturali che funzionano come veri e propri marcatori identitari.

Il primo è la presenza costante di una gerarchia sociale esplicita, spesso codificata attraverso titoli aristocratici thailandesi come “Mhom Luang” (M.L.) o l’uso del prefisso “Khun”.
Non si tratta di semplici dettagli di colore: questi elementi definiscono le dinamiche di potere e diventano il motore principale del conflitto.
All’interno di questo schema si impone una figura ricorrente: la “Ice Queen”. Donna di alto status, emotivamente bloccata, spesso segnata da un trauma pregresso, costruita come polo dominante della relazione.
A questa si contrappone una figura più spontanea e accessibile, che agisce da elemento destabilizzante.

Il rapporto tra le due non è mai paritario. Al contrario, si fonda su uno squilibrio — economico, sociale o psicologico — che viene progressivamente colmato attraverso una narrazione che tende a romanticizzare la dipendenza emotiva.

Altro elemento centrale è il dispositivo delle “anime gemelle”: relazioni predestinate, spesso radicate nell’infanzia, interrotte da eventi traumatici e destinate a ricomporsi in età adulta. Questo schema introduce una componente fatalistica che rafforza il tono melodrammatico dell’intero sistema.

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Il punto di intersezione più evidente dello Yuriverse è rappresentato dalla famiglia Sippakorn, che funge da asse narrativo tra GAP: The Pink Theory e Blank. Le tre sorelle incarnano varianti dello stesso modello:

Sam (Khun Sam): figura centrale di GAP, rappresenta il tentativo di conformarsi alle aspettative familiari, fino alla rottura determinata dall’incontro con Mon.

Neung (Khun Neung): protagonista di Blank, costruita come personaggio di fuga, che rifiuta il sistema aristocratico ma ne resta inevitabilmente segnata.

Song: presenza assente, la cui morte — legata alla scoperta di una relazione omosessuale — agisce come trauma fondativo per l’intero sistema familiare.

È qui che emerge uno degli aspetti più interessanti del modello: la continuità narrativa non è solo funzionale al fanservice, ma costruisce una memoria interna, in cui gli eventi di un’opera hanno conseguenze reali su altre.

A livello televisivo, questa continuità si complica ulteriormente attraverso quello che si potrebbe definire un “multiverso produttivo”: gli stessi personaggi possono essere interpretati da attrici diverse a seconda dello studio coinvolto, generando una frattura tra continuità narrativa e continuità visiva che il pubblico accetta come parte del gioco.

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Per comprendere davvero l’estensione dello Yuriverse è utile partire dalle opere che hanno trovato una trasposizione televisiva, perché è proprio attraverso le serie che questo sistema narrativo ha acquisito visibilità globale e una forma riconoscibile. Gli adattamenti non si limitano a tradurre i romanzi originali, ma contribuiscono attivamente alla costruzione dell’universo condiviso, introducendo connessioni, sovrapposizioni e, in alcuni casi, vere e proprie rielaborazioni della continuità.

Più che una semplice sequenza di titoli, queste serie compongono una rete in cui ogni racconto funziona come nodo interconnesso: alcune opere definiscono l’ossatura principale dello Yuriverse, altre operano per espansione laterale, mentre altre ancora contribuiscono attraverso riferimenti indiretti e livelli meta-narrativi.

Il punto di origine resta GAP: The Pink Theory, che stabilisce non solo i personaggi centrali, ma soprattutto il lessico narrativo dell’intero universo. La relazione tra Sam e Mon introduce i tropi destinati a diventare canonici: trauma infantile, distanza emotiva iniziale della figura dominante, divario di classe come ostacolo strutturale. GAP non è semplicemente il primo tassello: è il testo fondativo che definisce le regole del gioco.

A partire da qui, Blank agisce come espansione laterale e approfondimento tematico. Spostando il focus su Khun Neung, sorella di Sam, la serie introduce una variazione significativa: il conflitto non nasce solo dalla gerarchia sociale, ma anche dal divario generazionale. La relazione con Aneung — figlia del suo primo amore — complica ulteriormente il sistema, trasformando il passato in una presenza attiva e destabilizzante. In questo senso, Blank lavora sulla memoria e sulle conseguenze, più che sulla scoperta.

Con Affair si assiste invece a una torsione del modello. Qui il dispositivo centrale è l’inversione di classe: Pleng e Wan si ritrovano dopo anni in una condizione socio-economica ribaltata, che ridefinisce completamente le dinamiche di potere. Il legame con Blank non è solo tematico ma esplicito: il passato sentimentale tra Wan e Neung crea un ponte diretto tra le due opere, rafforzando la sensazione di un mondo condiviso in cui le relazioni non si esauriscono mai all’interno di una singola storia.

Accanto alle linee principali, lo Yuriverse si espande attraverso una serie di connessioni laterali che non passano tanto per la continuità diretta dei personaggi, quanto per dispositivi più sottili: citazioni interne, sovrapposizioni temporali e riferimenti meta-narrativi.

È il caso di Pluto, che introduce una componente mystery costruita attorno allo scambio di identità tra gemelle: Ai-Un assume il ruolo della sorella Oaboom per chiudere una relazione, salvo poi sviluppare un legame imprevisto con May. Il suo inserimento nello Yuriverse avviene in forma indiretta ma significativa: Pluto esiste come romanzo all’interno di Blank, creando un livello meta-testuale che suggerisce una realtà condivisa non solo narrativa ma anche mediale.

Un ulteriore livello di espansione è rappresentato da Harmony Secret, che trasporta il conflitto sul piano competitivo e professionale. La rivalità tra Aiwarin e Mevika — eredi di imperi economici contrapposti — riprende il tema dello scontro tra pari, ma lo inserisce in una logica di competizione esplicita, quasi strategica. Il collegamento allo Yuriverse passa attraverso la coppia LMSY (Sonya e Lada), segnale di come l’integrazione tra opere avvenga anche tramite elementi laterali e non solo attraverso i protagonisti principali.

Un meccanismo analogo, ma ancora più esplicito sul piano della sovrapposizione diegetica, si ritrova in Apple My Love. La storia di Chris — che dopo un trapianto di occhi inizia a sognare una donna sconosciuta — viene infatti seguita via radio dai personaggi di Blank durante il ricovero di Khun Neung. In questo caso, la connessione non è solo referenziale: le due narrazioni coesistono nello stesso tempo, suggerendo una sincronizzazione interna allo Yuriverse. Ancora più esplicita è questa direzione in My Marvellous Dream Is You, dove il legame tra le protagoniste si sviluppa su un piano onirico, trasformando la relazione in un’esperienza che precede e trascende l’incontro reale. Mate riprende il modello classico delle relazioni tra donne di alto profilo, accentuando però il conflitto tra personalità forti e riducendo la dimensione della subordinazione esplicita.

Diverso, ma altrettanto rilevante, è il caso di Us . Qui il fulcro è la relazione proibita tra Dokrak e la fidanzata del fratello, costruita su una tensione morale più che sociale. Il legame con il nucleo centrale è minimo ma concreto: i personaggi Pam e Dokrak compaiono brevemente all’interno di GAP: The Pink Theory, durante una scena ambientata in un resort. Si tratta di un cameo che, pur non incidendo sulla trama, contribuisce a rafforzare la percezione di un universo condiviso.

Nel complesso, ciò che emerge non è una semplice serialità espansa, ma una vera e propria logica di worldbuilding. Le opere dello Yuriverse non si limitano a coesistere: si richiamano, si completano e, in alcuni casi, si correggono a vicenda. È proprio questa densità relazionale a costituire uno degli elementi più distintivi del fenomeno, trasformando la fruizione da esperienza episodica a immersione progressiva in un sistema narrativo stratificato— una struttura ancora in evoluzione, destinata ad ampliarsi ulteriormente con progetti in arrivo come Cranium.

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Al di là delle opere confluite nello Yuriverse televisivo, la produzione di Phetpailin Rattananam si estende su un catalogo ampio e sorprendentemente eterogeneo, che mostra come il suo immaginario non sia limitato al melodramma contemporaneo.

Accanto a storie più “classiche” — come 7 Years, costruita attorno alla crisi ciclica della relazione, o Little Bit, Little More, incentrata sul ricongiungimento sentimentale — emergono con forza elementi soprannaturali e high concept: scambi di corpo (Midnight Flight), comunicazioni attraverso realtà speculari (Mirror), percezioni extrasensoriali (Rhythm), fino a vere e proprie incursioni meta-narrative come Irresistible, dove la protagonista si ritrova all’interno del proprio romanzo.

Ma il catalogo di Chao Planoy mostra anche un’altra tendenza, forse ancora più rivelatrice: la propensione a spingersi verso trame estreme, grovigli sentimentali quasi grotteschi e tabù affrontati con una logica apertamente melodrammatica. È il caso di 4P, costruito come una sorta di “ruota karmica” relazionale, in cui i legami sentimentali si avvitano fino al paradosso: l’ex fidanzata della protagonista diventa la nuova partner della donna che lei ama, mentre il suo primo amore si rivela a sua volta legato al passato della nuova fiamma. Più che una semplice storia d’amore, il romanzo sembra funzionare come un congegno di coincidenze, rancori e ritorni del rimosso, dove ogni relazione ne trascina dietro un’altra e il melodramma assume una forma quasi combinatoria.

Ancora più esplicito è il caso di Sister, che porta l’autrice in un territorio liminare e volutamente disturbante. Il romanzo ruota attorno all’amore proibito tra due sorelle cresciute insieme: la protagonista sa che il legame non è biologico, mentre la sorella minore ne è all’oscuro. Il tabù, dunque, non è solo narrativo ma percettivo: per una delle due il desiderio si colloca dentro una verità segreta, per l’altra resta imprigionato nell’idea inconfessabile dell’incesto. È un esempio abbastanza netto della scrittura di Chao Planoy quando abbandona ogni cautela realistica e lavora direttamente sullo shock emotivo, sull’ambiguità morale e sulla pressione del segreto.

Queste opere, pur non sempre adattate, svolgono una funzione cruciale: ampliano il perimetro tematico dell’autrice e anticipano molte delle variazioni che lo Yuriverse televisivo svilupperà solo in seguito. In questo senso, più che un semplice catalogo parallelo, rappresentano un laboratorio narrativo in cui Chao Planoy sperimenta forme, tropi e dispositivi destinati a filtrare — in forma più codificata e spesso più addomesticata — nelle produzioni mainstream.

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Il successo di GAP: The Pink Theory non si è limitato a ridefinire la percezione del Girls’ Love: ha prodotto un vero e proprio shock sistemico all’interno dell’industria thailandese. Più che un semplice caso di successo, GAP ha funzionato come un “evento zero”, un punto di discontinuità dopo il quale il GL è passato da nicchia sperimentale a segmento produttivo strutturato.

Nel giro di pochi anni, la crescita è stata tanto rapida da risultare quasi anomala. Se nel 2022 il genere poteva contare su una sola produzione di riferimento, già nel 2024 il numero di serie rilasciate era salito a quindici, per poi superare quota quaranta nel 2025. Parallelamente, il comparto delle cosiddette “Y-series” — che include BL e GL — ha raggiunto un valore stimato di quasi cinque miliardi di baht, con una crescita annua stabile a doppia cifra.

A cambiare non è stato solo il volume, ma la scala del fenomeno. Le produzioni thailandesi hanno progressivamente conquistato una posizione dominante nel mercato asiatico del GL, attirando investimenti da piattaforme internazionali e ridefinendo le dinamiche di esportazione culturale della regione. In questo senso, lo Yuriverse di Phetpailin Rattananam ha funzionato come un modello replicabile, più che come un semplice corpus autoriale.

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Questa espansione, tuttavia, ha avuto un effetto collaterale evidente: la progressiva cristallizzazione di un modello narrativo.

Nel tentativo di replicare il successo di GAP, molte produzioni hanno adottato in modo quasi meccanico gli elementi distintivi della scrittura di Chao Planoy, trasformandoli in una formula riconoscibile ma sempre più prevedibile. Il risultato è un sistema che tende a reiterare gli stessi dispositivi: traumi fondativi, relazioni asimmetriche, conflitti estremi e risoluzioni costruite attraverso eventi improvvisi.

L’abuso di tropi è forse l’aspetto più visibile. Amnesie, incidenti, rivelazioni tardive e flashback ridondanti diventano strumenti di dilatazione narrativa più che elementi funzionali allo sviluppo della storia. In molti casi, la tensione non nasce da un’evoluzione organica dei personaggi, ma da una sequenza di shock emotivi pensati per mantenere alto il coinvolgimento.

Più problematica è la gestione delle dinamiche relazionali. Il modello tende a romanticizzare configurazioni segnate da squilibri evidenti: rapporti capo-subordinato, dipendenze emotive, gelosie patologiche. Quella che nella scrittura di Chao Planoy funziona come estremizzazione melodrammatica, nelle imitazioni diventa spesso una scorciatoia, dando luogo a personaggi costruiti attorno a comportamenti “red flag” elevati a motore narrativo principale.

A rendere il fenomeno ancora più interessante è però la reazione del pubblico. Una parte significativa del fandom thailandese non ha accolto gli adattamenti delle opere di Chao Planoy come semplici trasposizioni fedeli, ma come occasioni di correzione. Già intorno a GAP, le discussioni nate dopo il pilot trailer mostrarono una forte attenzione critica verso la possibilità che gli elementi più tossici e abusivi del romanzo venissero portati sullo schermo senza filtri. Non a caso, dopo le reazioni negative sui social, la produzione dovette rivedere diversi aspetti del progetto, dalla sceneggiatura ai costumi fino alle location, prima di arrivare alla versione definitiva della serie.

In questo senso, molte serie tratte da Chao Planoy funzionano quasi come fix-it adaptations, adattamenti correttivi: non si limitano a visualizzare il testo di partenza, ma lo riscrivono, lo addolciscono, ne limano gli aspetti più controversi e provano a salvare ciò che nel romanzo rischierebbe di risultare respingente. È uno degli aspetti più peculiari del GL thailandese contemporaneo: il passaggio alla serialità non amplifica soltanto il successo delle opere, ma spesso ne modifica radicalmente il tono morale.

Il caso di Pluto è indicativo. Nel romanzo, Metavee/May è stata spesso percepita dai lettori come una figura molto più dura, manipolatoria e problematica rispetto alla sua incarnazione televisiva. La serie prodotta da Snap25 lavora invece in una direzione chiaramente riabilitativa: il personaggio viene ammorbidito, reso più vulnerabile, meno aggressivo e più compatibile con una dinamica romantica accettabile per il pubblico televisivo. Non si tratta quindi solo di “adattare” una trama, ma di rinegoziare il patto emotivo con gli spettatori.

Un altro tropo ricorrente e molto discusso riguarda l’uso dell’ubriachezza come pretesto narrativo per avviare l’intimità tra i personaggi. È un espediente che ritorna con una certa frequenza nell’immaginario legato a Chao Planoy e, più in generale, in diversi melodrammi GL thailandesi: abbassa le difese, sospende momentaneamente la responsabilità dei personaggi e permette alla storia di accelerare verso una svolta sentimentale o fisica. Proprio per questo, però, è anche uno dei dispositivi più contestati dalla community, perché introduce una zona moralmente ambigua tra desiderio, consenso e rimozione delle conseguenze. In adattamenti come Apple o The Secret of Us, dinamiche di questo tipo hanno alimentato discussioni simili, mostrando quanto il pubblico contemporaneo sia disposto ad accettare il melodramma solo fino al punto in cui non cancella del tutto la credibilità etica della relazione.

Il risultato è un paradosso produttivo: Chao Planoy fornisce il materiale narrativo, i tropi, l’universo condiviso e il capitale simbolico; le case di produzione, però, devono spesso intervenire per renderlo sostenibile sul piano televisivo. Da qui nasce una parte importante del fascino — e delle contraddizioni — dello Yuriverse: un sistema che deve continuamente correggere se stesso per restare desiderabile. 

A questo si aggiunge una criticità più strutturale: la qualità degli script. La rapidità produttiva ha portato a un miglioramento evidente degli aspetti visivi — fotografia, chimica tra le attrici, gestione dell’intimità — ma non sempre è stata accompagnata da un’analoga cura nella scrittura. Dialoghi poco naturali, antagonisti caricaturali e archi narrativi compressi sono tra le criticità più frequentemente segnalate anche dal pubblico più coinvolto.

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Negli ultimi anni iniziano tuttavia a emergere segnali di discontinuità. Se lo Yuriverse continua a espandersi — anche con progetti ambiziosi come Cranium — una parte dell’industria sembra muoversi in una direzione diversa, alla ricerca di formule meno dipendenti dal melodramma tossico, dagli squilibri di potere e dalla continua escalation del trauma.

Il primo elemento è la diversificazione tematica. Accanto al modello dominante, iniziano a comparire narrazioni che riducono il peso del conflitto distruttivo e puntano su dinamiche relazionali più equilibrate. Il passaggio da una logica “red flag” a una sensibilità più “green flag” non è ancora dominante, ma rappresenta un tentativo evidente di intercettare un pubblico che chiede maggiore credibilità emotiva.

In questo senso, il dopo-Chao Planoy non va inteso come una semplice sostituzione di nomi, ma come l’apertura di un campo più ampio. Tra le autrici più citate in questa fase c’è Salmon, associata a un immaginario romantico più vario e serializzabile: dalla saga 4elements alla trilogia “animale” composta da The Dragon, The Tiger e The Swan, le sue opere mostrano come il mercato stia cercando nuovi bacini narrativi da opzionare e trasformare in serie. Anche Zezeho occupa una posizione significativa, soprattutto grazie a Reverse 4 You e Reverse With Me, dove l’elemento fantastico — manipolazione del tempo, destino, possibilità di correggere o deviare gli eventi — consente di mantenere una forte componente melodrammatica senza ricadere necessariamente negli stessi schemi relazionali abusivi.

Un ruolo ancora diverso è quello di Monmaw (ม่อนแมว), una delle voci più riconoscibili di questa transizione. Il suo nome è legato soprattutto a The Loyal Pin, romanzo storico ambientato negli anni Cinquanta, costruito attorno alla relazione tra la principessa Anilaphat e Lady Pilantita all’interno del Palazzo Sawetawarit e vincitore del premio Most Popular Y Novel agli Y Entertain Awards 2024. Il successo dell’adattamento televisivo e il riconoscimento ottenuto dal romanzo hanno consolidato Monmaw come una delle autrici più amate del GL thailandese contemporaneo. Ma il suo catalogo non si esaurisce lì: Somewhere Somehow, Where is my best place? e Someday we’ll know appartengono a un universo sentimentale più morbido, spesso centrato sulla crescita personale, sul ricongiungimento, sulla cura e sulla costruzione progressiva del rapporto. Non sono storie prive di conflitto, ma il conflitto tende a essere meno predatorio e meno fondato sull’umiliazione o sulla dipendenza emotiva. 

A questo si aggiunge un secondo movimento: la comparsa di sceneggiature originali o comunque meno vincolate alla trasposizione diretta dei romanzi GL più estremi. Progetti come Girl Rules indicano la volontà degli studi di costruire prodotti pensati fin dall’inizio per il linguaggio seriale, mentre opere come 23.5 mostrano una possibile alternativa tonale: più scolastica, più leggera, più coming-of-age, lontana dall’estetica della relazione impossibile e traumatica che ha dominato la prima fase del boom GL thailandese.

Il secondo elemento riguarda quindi la scrittura. Alcune produzioni più recenti mostrano una maggiore attenzione alla costruzione degli archi narrativi e alla coerenza interna, cercando un equilibrio tra il melodramma richiesto dal mercato locale e una grammatica narrativa più accessibile a livello internazionale. Non si tratta ancora di un superamento definitivo del modello Chao Planoy, che resta centrale per importanza storica e riconoscibilità industriale, ma di una sua progressiva relativizzazione: il GL thailandese non sembra più costretto a passare soltanto attraverso aristocrazie oppressive, traumi familiari, amori tossici e relazioni asimmetriche. Sta iniziando a immaginare anche altre forme di desiderio, altre strutture narrative e altri modi di rappresentare l’intimità tra donne.

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Il ruolo di Chao Planoy resta, in ogni caso, centrale e difficilmente ridimensionabile. Senza il successo di GAP, è plausibile che il GL thailandese non avrebbe raggiunto in tempi così rapidi una dimensione industriale globale. Allo stesso tempo, proprio questa centralità ha contribuito a definire uno standard narrativo che, se replicato senza variazioni, rischia di trasformarsi in un limite.

Lo Yuriverse rappresenta quindi un caso emblematico di successo che genera sistema: un modello capace di creare un mercato, ma anche di vincolarlo a una grammatica precisa. La fase attuale sembra indicare un possibile superamento di questa rigidità, ma il processo è ancora in corso e tutt’altro che consolidato.

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Una opinione su "L’universo narrativo di Chao Planoy: anatomia dello Yuriverse e ascesa del Girls’ Love thailandese"

  1. Bellissimo articolo interessantissimo e super informativo! Grazie per aver condiviso un’analisi così ben strutturata e profonda del fenomeno GL thai che qui da noi è ancora poco conosciuto

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